Carditello, la destra mente sapendo di mentire: i debiti e il disastro gestionale portano le firme dell’attuale presidente Maddaloni di Fratelli d’Italia. I consiglier Cimmino e Borrozzino di Uniti per San Tammaro intervengono sulle dichiarazioni di Fdi. Giallo sulle dimissioni dei revisori e direttore: chi smentisce e chi no…
San Tammaro (Caserta) 17 giugno 2026 – Le dichiarazioni del deputato di Fdi Gimmi Cangiano e dell’attuale e uscente presidente della Fondazione Carditello, Maurizio Maddaloni, apparse nell’articolo del quotidiano “Il Mattino”, rasentano il ridicolo e dimostrano una totale mancanza di pudore politico. Siamo di fronte al grottesco, un teatrino dove si mente sapendo di mentire nel disperato tentativo di nascondere il fallimento della propria gestione, scaricando le colpe sugli altri.
La dura replica di Cimmino: “Cangiano e Maddaloni provano a fare il gioco delle tre carte con i bilanci, parlando di “pesantezza ereditata”, una narrazione tossica e totalmente falsa: la precedente gestione (Nicolais) ha lasciato il Real Sito di Carditello con un debito residuo ridicolo, poco più di 20mila euro, a fronte di un ente sano, rilanciato, attrattivo e con i conti in perfetto ordine – continua ancora Cimmino – i veri debiti, quelli pesanti che oggi zavorrano la Fondazioneper centinaia e centinaia di migliaia di euro, sono tutta farina del sacco dell’attuale governance. È con la gestione Maddaloni che sono esplosi i decreti ingiuntivi, è con la gestione Maddaloni che sono maturati i contenziosi con il personale, sono della gestione Maddaloni le vertenze con i fornitori. È una grave pesantezza finanziaria sui bilanci ordinari che lo stesso presidente, in un raro momento di involontaria onestà intellettuale, ha messo nero su bianco in una nota ai soci vigilanti.
Sulla spinosa vicenda del Bilancio, siamo al colmo dell’arroganza politica:
La destra al governo della cultura produce solo macerie. I debiti e il declino attuale di Carditello hanno nomi e cognomi precisi: appartengono a chi ha governato l’ente negli ultimi tre anni, non a chi lo ha preceduto lasciando un gioiello amministrativo. Cangiano e Maddaloni se ne facciano una ragione, i numeri non si truccano con i comunicati stampa. Carditello non è proprietà privata, è un bene comune e noi lo difenderemo fino alla fine, non ci siamo fermati dinanzi a forze a noi sconosciute (?), figuriamoci adesso.
CARDITELLO, LOMBARDI ALZA IL TIRO. “CANGIANO LEGGA GLI ATTI, LA FONDAZIONE VA COMMISSARIATA”
Caserta, 17 giu. – Stefano Lombardi, segretario provinciale del Pd di Caserta, replica al deputato di Fratelli d’Italia Gimmi Cangiano sul caso Carditello. Il dem contesta la versione del parlamentare e chiama in causa direttamente il Ministero della Cultura.
““Chi vive su Marte è Cangiano. Nessuno ha fondato la denuncia sulle dimissioni dei revisori. Il punto è un altro e sta scritto negli atti. Il Partito Democratico ha chiesto il commissariamento della Fondazione perché la relazione dei revisori, nominati dal Ministero della Cultura del governo Meloni, segnala nell’ultima pagina una situazione ormai non più sostenibile” – attacca il segretario Lombardi -.”
“Il trucco è chiaro. Cangiano cambia la parola e spera di cambiare il fatto, ma gli organi di controllo descrivono una situazione finanziaria al collasso”.
“Il Consiglio di amministrazione e il Collegio dei revisori sono scaduti il 27 aprile 2026” – incalza il segretario dem – “Erano stati nominati con decreto ministeriale n.179 del 27 aprile 2023, durata triennale. Dal 28 aprile chi sta gestendo lo fa in prorogatio. E la prorogatio non può diventare possesso politico di Carditello. Onorevole Cangiano, la Reggia di Carditello non è proprietà di Fratelli d’Italia!”.
“Anche sulla trasparenza – continua il dem Lombardi – Cangiano mistifica la realtà delle cose. Controlli il sito, se sa che esiste, e le pagine su consulenze e personale non a tempo determinato: sono ferme al 10 ottobre 2023. Addirittura nell’organigramma mancano i documenti. ‘Amministrazione trasparente’ solo nel nome”.
“Dove sono i bandi? Dove sono gli atti sulle collaborazioni? Dove risultano pubblicati incarichi e procedure per professionisti? Con quali criteri sono stati scelti? Con quali verbali? Con quali compensi?
“Al ministro Giuli chiediamo molto semplicemente di fare il ministro. Davanti a organi scaduti e conti fuori controllo non c’è altra scelta che commissariare subito la Fondazione” – conclude Lombardi -.



