Intitolata all’avvocato ‘fuoriclasse’ Paolo Trofino la Camera Penale di Napoli Nord: una cerimonia tra memoria, commozione e riconoscenza

Aversa (Caserta) 29 maggio 2026 – La Camera Penale di Napoli Nord porta da oggi il nome dell’avvocato Paolo Trofino. La cerimonia ufficiale di intitolazione si è svolta nella mattinata di venerdì 29 maggio 2026 presso la Sala Livatino del Tribunale di Napoli Nord, ad Aversa, a partire dalle ore 11:00, in un clima di forte partecipazione istituzionale ed emotiva.

Un lungo e sentito applauso ha segnato l’apertura del momento più solenne, trasformando l’aula in uno spazio di memoria condivisa, dove magistratura, avvocatura e istituzioni si sono ritrovate per rendere omaggio a una figura considerata tra le più autorevoli dell’avvocatura penalista campana e nazionale.

Paolo Trofino è stato ricordato come un penalista di altissimo profilo, protagonista per decenni di importanti processi, sempre caratterizzato da uno stile sobrio, rigoroso e lontano da ogni forma di protagonismo mediatico. Un avvocato che ha costruito la propria credibilità esclusivamente attraverso il lavoro in aula, la preparazione e la coerenza professionale.

Barbato: “Un maestro del Foro e un riferimento per intere generazioni”

Ad aprire la cerimonia è stato il presidente della Camera Penale di Napoli Nord, l’avvocato Antonio Barbato, che ha tracciato un ricordo intenso e personale di Trofino, definendolo “un maestro del Foro e un punto di riferimento per intere generazioni di penalisti”.

Barbato ha sottolineato la capacità dell’avvocato di coniugare fermezza difensiva, eleganza professionale e profonda umanità, restituendo l’immagine di un professionista capace di incidere profondamente nella storia giudiziaria del territorio senza mai cercare visibilità.

Airoma: “Un uomo di stile”

Il procuratore Domenico Airoma ha definito Paolo Trofino “un uomo di stile”, evidenziandone la misura, il rispetto dei ruoli e la capacità di affrontare anche i processi più complessi senza mai cedere alla spettacolarizzazione della professione.

Gli interventi della comunità forense e giudiziaria

Nel corso della cerimonia si sono alternati numerosi interventi, tra cui quelli dell’avvocato Claudio Botti, della giornalista Rosaria Capacchione, del giudice Raffaello Magi, dell’avvocato Beniamino Migliucci e del dottor Raffaele Piccirillo. Assente per motivi personali l’avvocato Vittorio Giaquinto.

 

Rosaria Capacchione: rigore e assenza di protagonismo

Nel suo intervento, la giornalista Rosaria Capacchione ha tracciato il profilo di un avvocato distante anni luce da ogni forma di protagonismo.

Ha ricordato i grandi processi di criminalità organizzata nei quali Trofino era impegnato come difensore, sottolineando la sua capacità di mantenere sempre rigore, misura e rispetto dei ruoli.

Un tratto distintivo era la totale assenza di ricerca della visibilità: nessun contatto con i cronisti, nessuna auto-promozione, nessuna costruzione mediatica del processo. Solo lavoro, studio e preparazione.

Claudio Botti: metodo, scuola e sobrietà professionale

L’avvocato Claudio Botti ha ricordato il percorso umano e professionale di Paolo Trofino, sottolineandone la capacità di affermarsi a livello nazionale mantenendo sempre uno stile sobrio e coerente.

Ha evidenziato il ruolo di maestro svolto da Trofino nei confronti dei giovani collaboratori, ricordando anche gli avvocati storici del suo studio come Maria Lampitella (che ha preso la parola a fine cerimonia), Alfredo Marrandino insieme ad altri professionisti cresciuti nel suo ambiente forense e naturalmente i figli Chiara e Paolo Junior presenti in sala con la madre Luisa.

Un’esperienza formativa che ha dato vita a una vera scuola professionale basata su rigore, preparazione e misura.

Raffaello Magi: il senso del limite e il “fuoriclasse” del processo

Particolarmente intenso l’intervento del giudice Raffaello Magi, che ha ripercorso gli anni dei maxiprocessi e il clima giudiziario tra la fine degli anni Novanta e i primi Duemila.

Nel ricordare Trofino, Magi ha sottolineato il suo straordinario “senso del limite”, cioè la capacità di capire quando attaccare e quando invece mantenere equilibrio e misura, qualità che distingue il vero difensore dal semplice interprete del ruolo.

Ha ricordato inoltre come l’avvocato fosse capace di dominare il processo con una conoscenza totale del dibattimento, entrando in aula come se avesse assistito a ogni singola udienza.

Ma il passaggio più significativo è arrivato sul tema dell’intitolazione:

“Siamo qui oggi perché questa Camera Penale non poteva non essere intitolata a Paolo Trofino. Come accade per alcuni luoghi che diventano inseparabili da una persona. Un po’ come lo stadio San Paolo di Napoli, che è stato giustamente intitolato a Maradona: ci sono nomi che finiscono per identificarsi con un luogo, con una comunità, con una storia. E Paolo Trofino è uno di questi.”

Un passaggio che ha suscitato forte emozione in sala, suggellando simbolicamente il legame tra il penalista e la comunità forense.


Raffaele Piccirillo: il valore del confronto

Il dottor Raffaele Piccirillo ha sottolineato l’importanza del confronto tra accusa e difesa, evidenziando come sia fondamentale ascoltare anche “l’altra storia”.

Ha ricordato Trofino come un professionista corretto, ironico e sempre rispettoso, capace di mantenere equilibrio anche nei momenti più delicati del processo.

Anna Vittoria Chiusano: autorevolezza e umanità

Collegata da Torino, l’avvocato Anna Vittoria Chiusano – figlia d’arte con il papà avvocato – ha ricordato Trofino come una figura di grande autorevolezza e sensibilità, capace di lasciare un segno umano e professionale profondo con quell’aria apparentemente ‘scanzonata’ ma sempre pronto a trovare una soluzione senza mai abbattersi

L’ex presidente dell’Unione nazionale camere penali, Beniamino Migliucci di Bolzano, ma di origini campane, ha parlato di Trofino come un uomo forte, combattivo, appassionato della professione, allegro, caloroso e leale oltre a ricordare alcuni episodi legati ai loro incontri e aneddoti professionali.

Il fratello Filippo Trofino

A concludere la cerimonia è stato il fratello, l’avvocato Filippo Trofino, che ha riportato il ricordo alla dimensione familiare, suscitando grande commozione tra i presenti.

Le sue parole hanno chiuso un momento di forte intensità emotiva, restituendo la figura di Paolo Trofino nella sua interezza: professionista, maestro, uomo.

Un’eredità di stile e misura

La cerimonia si è conclusa in un clima di profonda emozione condivisa, con la consapevolezza di aver reso omaggio a una figura che ha segnato un’epoca dell’avvocatura italiana.

Paolo Trofino viene oggi ricordato come un penalista di altissimo livello, ma soprattutto come un uomo di stile, misura e umanità, la cui eredità trova ora una collocazione simbolica e permanente nella Camera Penale di Napoli Nord a lui intitolata.

I presenti 

Hanno partecipato alla cerimonia i rappresentati delle varie camere penali campane, il presidente dell’ordine forense, il presidente ad interim del Tribunale di Napoli Nord, Francesco Todisco; l’ex presidente Luigi Picardi i magistrati Maria Di Mauro, Giuseppe Cioffi; il presidente dell’ufficio gip e tanti operatori della giustizia, avvocati, amici e familiari del penalista Paolo Trofino scomparso il 19 febbraio del 2025